I funghi

Tu chiamale se vuoi emozioni.

I funghi

Messaggioda cllocate » 25 aprile 2010, 23:52

I funghi...
Introduco l'argomento funghi che non è difficile come molti altri associare alle emozioni, cosa più del ritrovamento di qualche bell'esemplare può dare grande soddisfazione.
Per il momento allego qualche immagine dei primi arrivi di stagione, questo topic non vuole essere un trattato di "mitologia" o forse sarebbe più esatto micologia ma il punto di incontro tra gli appassionati fungaioli.


CIMG2273.JPG




“..E’ da tanto tempo che non incontro più il buon Minghino. Fino all’anno scorso, sempre di pomeriggio, lo vedevo passare sulla sua scassata utilitaria verso la montagna, solo o insieme al suo amico Franco, il casertano. Passavano quasi rannicchiati nell’abitacolo della macchina per non farsi scorgere da me per timore di essere seguiti. Sembravano due evasi in cerca di un qualche rifugio. Andavano per funghi, sui pianori della Maiella, nelle fungaie che per nessuna ragione al mondo avrebbero rivelato ad altri. Solo quando tornavano venivano a mostrarmi soddisfatti il loro bottino.
Parlavano dandosi sulla voce tutti e due insieme temendo ciascuno che sfuggisse all’altro qualche improvvida parola che avrebbe permesso di farmi indovinare anche solo una delle zone da loro frequentate. Certo è che tornavano sempre con ceste piene di prataioli o di mazze di tamburo, anche quando altri cercatori che avevano battuto fin dall’alba il territorio, ripassavano con le ceste vuote o quasi. Qualche volta andiamo insieme, mi dicevano, sapendo che anche a me piace cercarli i funghi, ma l’evento, in tanti anni, non si è mai verificato. Uscivano anche col cattivo tempo indossando vecchi stivali e mantelli impermeabili e sempre, al ritorno, facevano sosta al bar dello ” Scoiattolo” per sorseggiare un bicchiere di rosso. Franco, più ciarliero, parlava senza freno e Minghino, con i suoi occhietti da furetto, annuiva sempre col sorriso sulla bocca. Alla domanda che immancabilmente rivolgevo loro: ne avete trovati,oggi? rispondeva sempre Franco, con la parlata ibrida abruzzese- napoletana, tra cui Minghino cercava di infilare, di tanto in tanto, qualche incompressibile monosillabo. Sì, qualcosa abbiamo trovato, un pò di prataioli, piccoli, duri, belle “coccette” e Minghino ripeteva: belle”coccette”,’na mezza cesta. Sembravano il gatto e la volpe del Pinocchio di Collodi. Pur’ ì, pur’ ì, rispondeva Franco…iam’, iam’…veni a véd’…belle coccette e mi trascinava verso la macchina. Seguiva Minghino col bicchiere mezzo pieno ancora in mano e sempre con un sorrisino malizioso sulle labbra.

Minghino apriva il bagagliaio e mostrava le due ceste, riempite quasi allo stesso livello, di magnifici esemplari ,sani, integri, di prataioli d’altura o di mazze di tamburo, ancora chiuse, raccolte a quote più basse, secondo i diversi periodi dell’anno.

Mentre Minghino si attardava a chiudere il bagagliaio, Franco, a bassa voce, mi faceva intendere che parte del bottino dell’amico era dovuta alla sua generosità. Si riteneva più abile, di certo era più scaltro.

Minghino però i funghi li prendeva anche quando andava da solo, segno che sapeva cercarli almeno quanto Franco.

Talvolta, guardando le loro ceste piene, avvertivo una punta d’invidia.

Io sono appassionato cercatore di funghi, dalla nascita si può dire, ma rare volte mi è capitato di trovarne come loro.

Riempivo di nuovo i loro bicchieri : offro io, dicevo, e domandavo: ma dove li avete trovati? E loro, guardandosi negli occhi furbeschi, ripetevano all’unisono la frase che già conoscevo. Su…dietro l’hotel Panorama, al solito posto. Sapevo che mentivano, che la risposta era sempre quella, preparata in anticipo e sapevo anche che mai avrei avuto da loro le indicazioni che cercavo di carpire.

Da quando mi avevano conosciuto si fermavano sempre al bar del mio albergo per il solito bicchiere di vino rosso. Era nata così tra noi una simpatica amicizia, dovuta alla comune passione di ” cercatori” ma anche al fatto che mi ritenevano un esperto nella conoscenza del misterioso mondo dei funghi. Lo avevano dedotto dai tanti libri sull’argomento disseminati un po’ dovunque nel bar dell’albergo. Mi ritenevano insomma un ” esperto”, un bravo “mitologo “, come ebbe a dire una volta il buon Minghino ! Sì. proprio così. Tu sei un bravo ” mitologo”, disse, mi sapresti dire che fungo è questo? Mi mostrò allora un fungo molto bello, lo aveva tenuto separato dagli altri, per prudenza; temeva, se fosse stato velenoso, che avrebbe potuto contaminare per contatto quelli buoni, quelli che conosceva da sempre, i prataioli.

Era un magnifico esemplare di amanita solitaria, non difficile da riconoscere. Le grigie verruche sul cappello, le bianchissime lamelle, la carne burrosa ed il vistoso anello a gonnellino, lo rendono inconfondibile. Mentre lo esaminavo, compiaciuto di trovarmi tra le mani un fungo non tanto comune dalle nostre parti, mi disse: s’ magn’ quiss’? E già perché il principale motivo che spinge Minghino e Franco a cercar funghi è quello culinario.

Certo che si mangia, risposi, anzi è ottimo, delicato nel risotto. Ma j’ n’n m’ l’ magn’ ( ma io non me lo mangio), rispose, con ciò dimostrando che non aveva nessuna fiducia delle mie conoscenze micologiche. Era rimasto impressionato dalla parola ” amanita”. sapeva che così si chiamava anche il killer tra i funghi, l’amanita phalloide, molto diffusa nei boschetti pedemontani della zona. Quindi aggiunse: j quiss’ n’n m’ l’ magn’, mich’ so pazz’ j ! ( io cotesto non me lo mangio, mica sono pazzo io !) ed andò a buttare i frammenti del fungo , da me tanto vantato, al di là della siepe del giardino, quasi con sprezzo.

Franco era piuttosto basso, aveva avuto qualche problema al cuore, risolto con un paio di by-pass. Fumava il sigaro o forse no. Non ho mai ben capito cosa ci facesse con quel mozzicone spento che seguitava a martoriare, a volte tra le dita, a volte tra le labbra, senza sosta, come se vi cavasse un qualche giovamento. Dopo l’intervento gli era cresciuta un po’ di pancetta che con la mano sinistra carezzava compiaciuto, allor che con la destra portava il bicchiere alle labbra col vino ristoratore.

Beveva a piccoli sorsi, nel contempo farfugliando, nel suo ibrido dialetto, parole a mitraglia che io comprendevo solo in parte. Da giovane faceva il fruttivendolo. Era venuto dal casertano e si era sistemato a Fara con la famiglia. Uomo generoso, mi portava sempre le primizie del suo orto, ceci e fave freschi, albicocche, fichi e melagrane e altre ancora come le profumate mele cotogne.. Contraccambiavo questi doni o con qualche piccolo tartufo nero o con bicchierini dei miei liquori di cui preferiva quello alla genziana che io avevo battezzato ” gengiam”, amaro alla genziana appuno.. Anche Minghino apprezzava i liquorini fatti da me e anche i tartufi, ma non era altrettanto generoso.

Magro come uno spiedo, Minghino era piuttosto avaro. Contadino vecchio stampo, raggrinzito dal sole e dalle fatiche dei campi, era attaccato alle sue cose, compresi i funghi, in modo esagerato, forse a ricordo di pregressi patimenti allor che più difficile era sbarcare il lunario. Entrambi conoscevano solo alcuni tipi di funghi, quelli più comuni, prataioli, mazze di tamburo, morette e porcini, quasi solo di nome questi ultimi. A Palena, diceva Franco, a Palena dobbiamo andare, lì ci sono i porcini, lì piove di più. Minghino annuiva un po’ svagato, sapeva che non ci saremmo mai andati, conosceva troppo bene il ritornello per appassionarsi alla proposta.

Preferiva i pianori della montagna, oltre la faggeta, dove si sentiva rinascere al cospetto di quegli spazi infiniti, immerso in quel mare di erba bassa e tra cui raccoglieva i preziosi carpofori. Anche a Franco non piaceva infilarsi nel bosco, gli dava tristezza quel chiaroscuro, quell’umidità, quel grigiore. Aveva paura di imbattersi in qualche imprevedibile insidia. All’aperto è tutt’altra cosa, diceva; i prataioli, quelli grandi, li vedi da lontano e corri per prenderli fino a farti uscire l’anima dal corpo. Hai sempre paura che te li freghi qualcun altro, anche se attorno non c’è nessuno. Sì, proprio cos’, anche se attorno non c’è nessuno…Io corro anche perché non li prenda Minghino…figurati gli altri !

Ora Minghino annuiva col capo, a bocca semiaperta, più attento del solito. Anch’egli faceva altrettanto, seppure un pò si vergognava nel suo intimo. . Se poi, camminando affiancati, vedevano contemporaneamente far capolino tra l’erbetta un bel esemplare dei funghi da loro più ricercati, prataiolo o mazza di tamburo, si assisteva a scatti felini per stabilire chi per primo se ne impadroniva.

Raggiante chi conquistava il ” trofeo”; col sorriso amaro sulle labbra l’altro,costretto a far buon viso a cattivo gioco.

D’autunno, sempre insieme, facevano incetta di morette, ottime per condirci le tagliatelle o per metterle sottolio.

Col sopraggiungere dell’inverno non li vedevo più fino alla primavera successiva. Così è stato per tanti anni. Ora che non li vedo più ne sento profonda nostalgia e li immagino a frugare tra le zolle erbose, le più scure, le fungaie appunto, là… dietro il Panorama dove, mentendo, mi dicevano di andare..”

Il racconto autobiografico , non è soltanto una grande emozione per chi scrive, ma anche per chi legge, visto che il lettore cerca di entrare nel cuore e nella testa dello scrittore per decodificarne sentimenti e pensieri, e molto spesso i sentimenti sono più forti di qualsiasi concetto, anche il più concreto. Nel leggere i racconti autobiografici di Felice Marcantonio le emozioni si susseguono sempre in modo evidente , e s’intrecciano sorriso e commozione, soprattutto perché è l’amore per la propria terra, per le proprie tradizioni, per il proprio dialetto anche , il vero e proprio protagonista di queste esposizioni. Felice ha scritto questo racconto nel giugno 2007 ,e come lui stesso in più occasioni fa notare tra le righe delle sue opere, l’ha fatto per il bisogno di parlare di cose belle, anche la sua Pretoro infatti è “una cosa bella”, figlia di una madre sempre attenta , la Majella, lo scrigno d’Abruzzo, riempito di elementi semplici .

Semplici sono anche i personaggi che vengono, il più delle volte, descritti, come in questo caso: essi sono abituati a vivere in simbiosi con la natura, la amano e la rispettano , vivono nella continua ricerca di ciò che possa far star bene loro ed il loro ambiente, sono come dei padri che si prendono cura dei loro figli ed hanno costantemente bisogno di loro.

scritto da Alessandra Renzetti
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Re: I funghi

Messaggioda liuk » 26 aprile 2010, 19:14

Rispecchiandomi nelle parole del narratore, quante volte avrei voluto seguire/accompagnare il buon Minghino o il Franco della situazione....
In quel magico mondo (dei funghi), ogni persona appare sotto un vestito diverso, il cercatore che, anche quando gli altri vagano nei boschi per ore senza nessun risultato, arriva col la magia : Love : del bosco, risplende di luce propria!
Poi si cerca di capire da dove arrivi tanta magia, ma sono convinto che è nel dna della persona, che al di la di conoscere la fungaie più belle, quando arriva in una buona zona lo si vede svincolare dietro un pino e tornare con la magia del bosco...
Bravo il nostro presidente che ci ha mostrato in anteprima un bel vassoio di Morchelle (spero di non sbagliarmi).
Che sia di buon auspicio per la nuova stagione.
: ciaociao :
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    Re: I funghi

    Messaggioda cllocate » 26 aprile 2010, 19:40

    liuk ha scritto:... un bel vassoio di Morchelle (spero di non sbagliarmi).
    Che sia di buon auspicio per la nuova stagione.
    : ciaociao :
    Liuk.


    Che ieri erano fresche di giornata oggi temo siano già finite in padella : Thumbup :
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    Re: I funghi

    Messaggioda morsi » 28 aprile 2010, 8:45

    Che bello andare a funghi!!! Son un paio di anni che manco dal bosco per questa attività...

    Se qualcuno ci va mi faccia sapere... Giuro di fare gli ultimi 5 km bendato per non riconoscere i posti!!! : Chessygrin :
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    Re: I funghi

    Messaggioda liuk » 28 giugno 2010, 22:59

    Ieri mattina battutina veloce veloce per capire com'è il bosco dopo la burrasca dello scorso week-end, ed il nostro "orto", in un oretta, ci regala una delle tante magie della natura... : Love :

    CAM_0024 [640x480].JPG
    Primi di stagione


    Ancora loro... : Thumbup :

    CAM_0028 [640x480].JPG
    Qulalche abitante del bosco ci ha anticipato...
    Ma è giusto così.


    Al presidente i prossimi ritrovamenti (tra una pedalata e l'altra). : chincin :

    : ciaociao :
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      Re: I funghi

      Messaggioda cllocate » 28 giugno 2010, 23:21

      Complimenti per il raccolto : chinchin :
      In effetti in questi giorni ho visto ( sottolineo visto e non trovati personalmente)
      degli ottimi esemplari belli ma molto belli,
      speriamo che sia di buon auspicio per la stagione. : cincin :
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      Re: I funghi

      Messaggioda MTBiker » 29 giugno 2010, 0:00

      brao Liuk!
      se porto la pasta ed il vino, mi inviti?!?! eheheh! : Lol : : Chessygrin :
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      Re: I funghi

      Messaggioda morsi » 1 luglio 2010, 16:53

      Bravo Liuk!!!

      Se porto il cestino mi porti a fare un giro con te? Ovviamente sarò bendato e tramortito per tutto il tragitto fino all'orto... : Chessygrin :
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      Re: I funghi

      Messaggioda cllocate » 12 luglio 2010, 13:12

      Le quattro gocce d'acqua di ieri sera hanno fatto il loro lavoro e pur non essendo la mia attività primaria la ricerca dei funghi questa mattina mi sono imbattuto in questi due soggetti che non potevo certo lasciare in balia di qualche sconsiderato per cui li ho ospitati a casa mia. : Chessygrin :

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      Re: I funghi

      Messaggioda MTBiker » 12 luglio 2010, 13:28

      cllocate ha scritto: ...per cui li ho ospitati a casa mia. : Chessygrin :


      Della serie "indovina CHI c'é per cena"!!! Eheh : Chessygrin :

      Belle bestioline, complimenti!
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